Quando una persona può essere definita alcolista?

Una persona può essere definita alcolista quando il consumo di alcol non è più occasionale o controllato, ma si trasforma in una dipendenza. Questo avviene quando si osservano i sintomi dell’alcolismo:

  • perdita della capacità di limitare le quantità bevute
  • desiderio compulsivo di bere (craving)
  • aumento della tolleranza
  • sintomi di astinenza in assenza di alcol

In queste condizioni, l’alcol smette di essere una scelta e diventa una necessità, sia psicologica sia, spesso, fisica.

In ambito clinico oggi si utilizza il termine Disturbo da Uso di Alcol, che descrive in modo più preciso la condizione. Tuttavia, la parola alcolista rimane di uso comune per indicare chi sviluppa una relazione patologica e dannosa con l’alcol.

Nei paragrafi seguenti analizzeremo chi è l’alcolista, considerando le caratteristiche psicologiche, familiari e comportamentali che possono contribuire allo sviluppo della dipendenza.

Chi è l’alcolista? Una visione multidimensionale

L’alcolista non si definisce esclusivamente in base alla quantità di alcol consumata. La dipendenza da alcol è un fenomeno complesso e multidimensionale che coinvolge:

  • tratti di personalità
  • storia familiare
  • contesto ambientale
  • vulnerabilità genetica
  • eventuale presenza di disturbi psichiatrici

Questi elementi sono fondamentali in ambito clinico, perché orientano la scelta del trattamento più efficace, sia farmacologico sia psicologico. Non esiste infatti un unico tipo di alcolista, ma profili differenti che possono rispondere meglio a percorsi terapeutici specifici.

alcolista

Due tipologie di alcolista

Uno dei modelli più noti è quello proposto da Cloninger, elaborato diversi decenni fa nel tentativo di dare ordine e coerenza a una patologia estremamente eterogenea come la dipendenza da alcol. Il suo contributo è stato rilevante perché ha cercato di integrare dimensioni biologiche, temperamentali e ambientali, offrendo una chiave di lettura strutturata del fenomeno.

Tuttavia, proprio l’esperienza clinica quotidiana ci mostra quanto sia difficile ricondurre la complessità delle storie individuali a categorie nette e stabili. I pazienti raramente si collocano in modo “puro” all’interno di una tipologia: presentano traiettorie evolutive mutevoli, comorbità psichiatriche, fattori sociali e culturali che interagiscono tra loro in modo dinamico.

Inoltre, negli ultimi anni sono profondamente cambiati i modelli di consumo di alcol: sono mutati i contesti sociali, l’età di esordio, le modalità di assunzione e il significato stesso attribuito al bere. Questo rende le classificazioni nate in un altro periodo storico meno capaci di intercettare le nuove forme di problematicità. Per questi motivi, pur riconoscendo il valore storico e teorico del modello di Cloninger, oggi appare necessario adottare prospettive più flessibili e integrate, maggiormente aderenti alla realtà clinica contemporanea.

Secondo Cloninger esistono due principali tipologie.

Alcolista a esordio tardivo (Tipo I)

Caratteristiche principali:

  • Esordio dopo i 25 anni
  • Personalità ansiosa o depressiva
  • Storia di problematiche familiari o infantili
  • Apparente buon funzionamento sociale

In questo caso, il bere è spesso legato alla ricerca di sollievo da ansia, tristezza o stress. Si parla di craving di sollievo (relief craving): l’alcol viene utilizzato come forma di automedicazione per attenuare stati emotivi dolorosi.

È la tipologia più frequentemente osservata nella pratica clinica e, se adeguatamente trattata, presenta generalmente una prognosi favorevole.

Alcolista a esordio precoce (Tipo II)

Questa tipologia riguarda prevalentemente il sesso maschile ed è caratterizzata da:

  • inizio precoce del consumo problematico
  • marcata vulnerabilità genetica
  • contesto familiare disfunzionale
  • forte ricerca di sensazioni (novelty seeking)
  • impulsività elevata

In questo caso il bere è motivato soprattutto dalla ricerca di piacere e rinforzo positivo (craving di ricompensa, reward craving). L’alcol diventa uno strumento per aumentare eccitazione e intensità emotiva.

Spesso si osservano:

  • episodi di binge drinking
  • perdita di controllo
  • scarsa percezione del rischio

Sono frequenti comorbilità con disturbi di personalità, in particolare:

  • Disturbo Borderline di Personalità
  • Disturbo Antisociale di Personalità

In questi casi il quadro clinico è generalmente più complesso e la prognosi può risultare meno favorevole.

Oltre Cloninger: gli stili alcolici e il craving

La classificazione di Cloninger non esaurisce la complessità psicologica della dipendenza da alcol. Se infatti quel modello si concentra prevalentemente su tratti temperamentali e vulnerabilità biologiche, l’esperienza clinica suggerisce che il cuore del problema, per molti pazienti, risiede nei processi motivazionali e nei significati soggettivi attribuiti al bere.

In questa prospettiva si inserisce il contributo di De Rosa e collaboratori (2005), che propongono di spostare l’attenzione sulla qualità del craving, ovvero sul modo in cui si struttura e si manifesta il desiderio di assumere alcol. Analizzare lo “stile” del craving permette di cogliere non solo l’intensità dell’impulso, ma anche la funzione che l’alcol svolge nella vita psichica della persona: regolazione emotiva, ricerca di sollievo, gestione dell’ansia, bisogno di attivazione o di appartenenza.

Questo cambio di focus consente una lettura più dinamica e clinicamente utile: invece di collocare il paziente all’interno di una categoria tipologica, si osserva il funzionamento del desiderio nel qui e ora, nei suoi legami con gli stati affettivi e relazionali. In tal modo, la comprensione dello stile alcolico diventa più fine e orientata all’intervento terapeutico.

Di seguito i principali profili.

Alcolista con Stile depressivo

  • Bassa autostima
  • Senso di colpa marcato
  • Rabbia e frustrazione interiorizzate
  • Bere come sollievo emotivo

Il pre-craving è spesso anticipato da una percezione di sé come inefficace o inadeguato. Dopo la bevuta prevalgono vergogna e senso di colpa, alimentando un circolo vizioso.

Alcolista con Stile onnipotente

  • Forte delusione rispetto alle proprie aspettative
  • Tendenza a esternalizzare la colpa
  • Craving intenso e improvviso

L’alcol restituisce temporaneamente una sensazione di potere e controllo. Possono alternarsi lunghi periodi di astinenza a ricadute episodiche anche significative.

Alcolista con Stile narcisista

  • Marcata frustrazione
  • Stati depressivi rilevanti
  • Impulsività e comportamenti autodistruttivi

L’alcol viene assunto con l’obiettivo di “anestetizzare” il dolore emotivo. Il craving è improvviso, intenso e difficilmente modulabile.

Alcolista con Stile borderline

  • Sensazione cronica di vuoto
  • Instabilità dell’identità
  • Rabbia intensa e impulsività

Il bere diventa uno strumento di regolazione emotiva, utile a contenere l’angoscia e la frammentazione del senso di sé.

Alcolista con Stile alcolico alessitimico

  • Difficoltà a riconoscere e descrivere le emozioni
  • Malessere vissuto prevalentemente a livello corporeo
  • Attacchi di panico frequenti
  • Difficoltà relazionali

L’alcol produce temporaneamente una sensazione di equilibrio (omeostasi), riducendo un disagio emotivo che la persona fatica a identificare e nominare.

Alcol e comorbilità psichiatrica

Alcuni disturbi psichiatrici possono favorire lo sviluppo di una dipendenza da alcol come forma di automedicazione, tra cui:

  • Schizofrenia
  • Disturbo Bipolare

In questi casi è fondamentale un approccio terapeutico integrato che affronti contemporaneamente sia il disturbo psichiatrico sia il Disturbo da Uso di Alcol.

Conclusione

L’alcolista non è una figura stereotipata, ma una persona con una storia unica, influenzata dall’interazione tra fattori biologici, psicologici e ambientali.

Comprendere le diverse tipologie e gli stili di consumo è essenziale per costruire un percorso terapeutico personalizzato ed efficace.

Nei prossimi approfondimento analizzeremo nel dettaglio i criteri clinici per la diagnosi di Disturbo da Uso di Alcol e i segnali precoci che non dovrebbero essere sottovalutati. Nel frattempo se vuoi sapere come aiutare un alcolista, contattaci: siamo qui per supportare anche tutte quelle persone che vogliono aiutare chi amano a superare una dipendenza.

La Redazione